I dati personali sono tutelati anche dopo il decesso

Il Garante per la protezione dei dati personali ha reso un parere per quel che concerne il trattamento di quelli di persone che sono decedute. L’Autorità ha chiarito che tutele previste in materia rimangono valide anche per i defunti.

Il caso è partito da una richiesta di parere al Garante da parte del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste.

La vicenda si snoda nell’ambito di un caso sospetto di malasanità che avrebbe portato alla morte di una persona. Per accertare eventuali inadempienze è stata presentata istanza di accesso “agli atti di audit clinico e successiva elaborazione del percorso clinico da parte del risk manager, inerente il caso segnalato, riguardante la discrepanza tra rilievo autoptico e diagnosi clinica” del paziente.

Una documentazione contenente informazioni particolarmente riservate:

  1. ricovero;
  2. sintomi;
  3. anamnesi;
  4. diagnosi;
  5. esami effettuati;
  6. terapia;
  7. farmaci somministrati;
  8. credo professato.

L’azienda sanitaria ha negato tale accesso perché riguardante dati personali, in aggiunta anche di categorie particolari, e perché la richiesta non è arrivata da portatori di interesse diretto (non da un parente per intenderci).

Prima di entrare nel merito della vicenda, il Garante ha rilevato che il Regolamento europeo sulla protezione dati, pur escludendo l’applicazione della normativa ai dati delle persone decedute, stabilisce, con una “clausola di salvaguardia”, la possibilità per gli Stati membri di prevedere norme che riguardano il trattamento dei dati personali delle persone decedute. Facoltà di cui si è avvalso il legislatore italiano con il d. lgs. n.101/2018, sancendo che i diritti relativi ai dati personali dei defunti possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione.

Da tale riconoscimento deriva quindi la logica conseguenza che ai dati delle persone decedute continuano ad applicarsi le tutele previste dalla disciplina sulla protezione dei dati.

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