Cookie di terze parti: -32% sui news media italiani

Secondo una ricerca del Reuters Institute for the Study of Journalism, dopo l’entrata in vigore del Gdpr l’utilizzo di cookie di terze parti è calato del 32% sui siti italiani di informazione.

Lo studio è stato condotto su 200 siti di informazione di tutta Europa con il risultato che il 22% ha bloccato l’uso di cookie di terze parti. Dunque i news media italiani sono sopra la media con il 32%.

Cosa sono i cookie e a cosa servono?

I cookie sono stringhe, file di piccole dimensioni che letteralmente tracciano informazioni che ci riguardano perché si accumulano in base alle nostre azioni online. Raccogliendo le informazioni sulle nostre azioni online, i cookie possono essere utili per migliorare l’esperienza dell’utente.

Grazie alla raccolta delle sue preferenze, infatti, è possibile migliorare la navigazione mostrando, ad esempio, pagine più confacenti alle scelte dell’utente. Ovviamente ciò comporta anche il rovescio della medaglia: essere tracciati può significare anche essere “usati” dai grandi player. 

Nel momento in cui sia noto a qualcuno quali sono le nostre preferenze, in maniera così dettagliata, sarà più facile “venderci” qualcosa anche al di là delle nostre reali necessità.

Cosa sono i cookie di terze parti?

I cookie non sono tutti uguali, per spiegare meglio mi rifarò proprio alle parole del Garante:

“Occorre, cioè, tenere conto del differente soggetto che installa i cookie sul terminale dell’utente, a seconda che si tratti dello stesso gestore del sito che l’utente sta visitando (che può essere sinteticamente indicato come “editore”) o di un sito diverso che installa cookie per il tramite del primo (c.d. “terze parti”).”

Dunque i cookie di terze parti sono, per intenderci, quelli installati dai social network come Facebook. Sono impostati da un sito web diverso da quello che si sta attualmente visitando. Ad esempio, il sito di informazione X potrebbe contenere al suo interno un pulsante “Mi piace” di Facebook. Quel pulsante imposterà un cookie che può essere letto da Facebook. Per concludere, questo calo percentuale può avere un duplice significato, tuttavia, riconducibile alla stessa attenzione prestata al tema della privacy sia dagli editori che dagli utenti finali. Significa, infatti, sia che gli editori hanno messo a disposizione, con maggiore facilità, la possibilità di rifiutare il tracciamento dei cookie; sia che sempre più utenti hanno imparato a riconoscerli e a decidere sul da farsi. L’utilizzo dei cookie può essere molto utile per un utente perché tracciando le sue preferenze gli farà risparmiare tempo e denaro nel corso dei suoi acquisti. Tuttavia, è giusto che faccia questa scelta con consapevolezza.

Richiedi una consulenza per l’adeguamento al gdpr.

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